Anno 3, nr. 03, Maggio 2002


In questo numero:


 


CENTRO STORICO

 

Alcune proposte per rendere il paese più vivibile

 

Nel penultimo numero del Delfino vi avevamo informati sui piani dell’Amministrazione relativi alla cementificazione del Centro Storico del paese. Vi avevamo detto che gli edifici compresi tra il Panificio e l’ex Leon Bianco di via XX Settembre sono destinati ad essere abbattuti e sostituiti con condomini per tutta la lunghezza del fronte strada e con edifici interni anche alle corti, in modo da formare un pettine con il fronte strada. Un volume complessivo di 43.000 metri cubi, per un incremento della popolazione di circa 400 abitanti. Queste ristrutturazioni che, aggiunte alle altre costruzioni approvate porteranno alla fine ad un incremento nel centro storico di circa 1.500 abitanti e di almeno 1.000 auto.
Un aumento di popolazione e di traffico a nostro avviso insopportabile per il paese, come tutti possono facilmente comprendere.
E’ d’altra parte evidente che una ristrutturazione ed un ammodernamento degli edifici di via XX Settembre non sono certamente un male per il paese, anzi, possono senz’altro servire al miglioramento complessivo dell’immagine del paese e delle condizioni di vita dei proprietari degli immobili. Il problema non è questo naturalmente.
Quello che non ci sembra corretto da un punto di vista urbanistico e di programmazione edilizia del paese è che dove ora vivono 20-30 persone si costruiscano condomini per 400 persone, moltiplicando gli attuali abitanti per 20 volte, con tutte le conseguenze che ciò porta per il paese (traffico, parcheggi, acqua, inquinamento ecc.).
Per diminuire l’impatto negativo di questi fenomeni il DELFINO avanza alcune semplici proposte:

  1. che i costruendi condomini su via XX Settembre non siano a tre piani, come previsto dall’Amministrazione, ma a due piani, diminuendo così il numero degli appartamenti e dando una prospettiva architettonica più accettabile alla via (edifici troppo alti a destra e a sinistra trasformerebbero quel tratto di strada in un budello, come qualsiasi studente di architettura ben sa);
  2. che i “denti” interni del “pettine” vengano elminati, contribuendo a diminuire il numero degli appartamenti ed a mantenere a verde ( e parzialmente a parcheggi privati) gli attuali spazi verdi delle corti;
  3. che i costruendi condomini vengano arretrati rispetto all’attuale sede stradale di via XX Settembre, dando la possibilità di costruire pubblici parcheggi sulla strada, contribuendo a risolvere in piccola parte il problema dei parcheggi in Centro;
  4. che via Donatori del Sangue (la strada compresa tra il Municipio e le Poste) non venga modificata, ma mantenuta così com’è oggi, risparmiando alle pubbliche casse spese per centinaia di milioni. Non c’è infatti alcuna necessità di spendere una barca di milioni per rifare una strada (l’Amministrazione ha infatti previsto di restringerla) che non ne ha alcuna necessità ;
  5. che al posto del Condominio FATA TURCHINA (nel terreno adiacente alle Poste) venga fatto un parcheggio pubblico. In quella zona è necessario un parcheggio, ma non deve essere fatto come vuole l’Amministrazione sul parco pubblico del Municipio (per intenderci a lato del Mosaico da 15 milioni), distruggendo un altro pezzo di giardino, ma nella sua sede naturale, a lato della posta. Non si capisce perché si debba togliere del verde pubblico per favorire un privato.

Sono 5 semplici e ragionevoli proposte che, oltre a tenere conto degli interessi dei proprietari degli immobili di via XX Settembre, tengono anche conto degli interessi del paese. Noi ci auguriamo che l’Amministrazione rifletta e faccia le necessarie modifiche, anche se, non lo nascondiamo, siamo piuttosto scettici. L’esperienza di questi anni di opposizione ci ha insegnato che qualsiasi proposta noi facciamo viene sempre bocciata per principio, indipendentemente dal fatto che sia utile o no per il paese.

 


 

 

A ROVEREDO IL PRIMATO MONDIALE

 

L’AMMINISTRAZIONE SPERIMENTA LE PISTE CICLABILI PER BICICLETTE E TRATTORI (L’ONU INTERESSATA AL GENIALE ESPERIMENTO)

 

 

Il cartello stradale incriminato

Desideriamo portare oggi alla vostra attenzione l’esilarante ed assurda storia della pista ciclabile per trattori di via Cavour. È, per quanto di nostra conoscenza, l’unico esperimento del genere a livello mondiale. Ed eccovi la storia.

Da secoli a Roveredo esiste una stradina di campagna che, diramandosi da via Cavour s’inoltra nei campi e che, dopo la costruzione del villaggio degli americani, si congiunge con via M. L. King. E’ una stradina che è sempre servita ai contadini per lavorare i campi, su di essa vi transitavano con le bestie prima e con i trattori dopo, e questo per centinaia di anni.
Un bel giorno questa Amministrazione decide di asfaltarla, di trasformarla in pista ciclabile con tanto di segnaletica e di divieto di accesso per qualsiasi tipo di veicolo, abitanti della via compresi.
I proprietari dei campi, che di questa stradina si servivano, protestano naturalmente. In un primo tempo il sindaco “consiglia” loro d’autorità di fare il giro, resosi conto, in un secondo momento, dell’assurdità di questo “consiglio”, dà ordine di segare i pali dei cartelli con il divieto di accesso (i segni sono ancora visibili nell’asfalto) e divide questa stradina di circa 300 metri in due parti: la prima parte in cui possono circolare tutti i veicoli per ca. 150 metri e la seconda parte in pista ciclabile in cui possono circolare solo le biciclette.
La salomonica soluzione gli sembrava intelligente ma, i proprietari dei fondi erano di ben altro parere: potevano infatti percorrere la strada fino a metà con il trattore, ma poi, non riuscendo a trasformare il trattore in elicottero, erano costretti a tornare indietro o a percorrere la pista ciclabile, cosa evidentemente proibita.
Di fronte alle nuove proteste l’Amministrazione rimane per alcuni mesi interdetta, senza intraprendere alcuna azione. I proprietari non hanno alcuna intenzione di spendere soldi per trasformare i loro trattori in elicotteri e la stradina metà strada e metà pista ciclabile rimane lì, né carne né pesce.

Arriva il Natale 2001 e l’Amministrazione partorisce un’altra geniale idea: perché non risolvere il problema trasformando la pista ciclabile in una novità mondiale:

 

una pista ciclabile per trattori e biciclette.

 

Detto fatto, ai primi di gennaio 2002 due nuovi cartelli vengono piantati agli imbocchi della strada, sono i cartelli che vedete fotografati in questa pagina (divieto di accesso per tutti tranne che per bici, trattori e frontisti): nasce così ufficialmente la pista ciclabile per trattori e biciclette, primo esperimento a livello mondiale.
(Da qui l’interessamento dell’ONU,ed una prossima visita del sindaco Del Piero al Palazzo delle Nazioni Unite a New York, per illustrare il progetto)

Giunti a questo punto probabilmente ancora nessuno di voi crede a quanto stiamo raccontando, nonostante la fotografia; vi invitiamo perciò a fare una passeggiata in zona per rendervene conto personalmente. Potete entrare indifferentemente da via Cavour o da via M.L. King, la via che fiancheggia il villaggio degli americani, e constaterete di persona quanto vi raccontiamo.

E’ un episodio marginale naturalmente; è costato solo qualche milione alle tasche dei contribuenti, ma è la cartina di tornasole della superficialità e probabilmente dell’incompetenza con cui vengono prese le decisioni in questo Comune.
Senza interpellare nessuno Fata Turchina e Mago Merlino decidono di asfaltare una stradina di campagna, l’asfaltano talmente male che quando piove l’acqua entra copiosamente nel cortile di casa di un abitante della strada (andate a vedere) e passando da un colpo di genio all’altro inventano un IBRIDO di pista ciclabile da far ridere un intero paese.

Se qualcuno, oltre al “Telegatto”, inventasse anche il “Televolpe” i nostri Amministratori potrebbero tranquillamente concorrervi, sicuri di non sfigurare e di giungere in finale.

 

Per loro fortuna nessuno ci ha ancora pensato.

 


 

 

“TANTO VA LA GATTA AL LARDO CHE CI LASCIA LO ZAMPINO”

 

Saremo anche maliziosi, ma i fatti confermano le nostre cattiverie !

 

Quelli che ci leggono regolarmente, ricorderanno che più volte ci siamo occupati dei parcheggi che il signor sindaco e, successivamente, anche il signor vicesindaco si sono fatti davanti alle loro abitazioni. Avevamo a suo tempo chiesto con insistenza che dessero una spiegazione alla popolazione. Data la pericolosità di via XX Settembre, infatti, sarebbe stato più logico fare una pista ciclabile al posto dei parcheggi. Nessuna risposta ufficiale è mai arrivata, mentre ufficiosamente si parlava della solita cattiveria e falsità del DELFINO.

Poiché via XX Settembre è molto frequentata tutti voi avrete notato che , da qualche settimana, sul tratto di strada prospiciente l’abitazione del sindaco è stata cancellata la linea bianca di mezzeria e sono stati eliminati i parcheggi, tratteggiati qualche tempo fa.
Se però osservate con maggiore attenzione vedrete che i parcheggi sono stati sì cancellati, ma sono stati cancellati prima e dopo l’abitazione del sindaco. Stranamente dove abita lui sono stati lasciati intatti. Questa è bella. Chissà quale sarà questa volta la motivazione: l’altra volta, infatti, l’Assessore al Traffico ci aveva spiegato che si erano fatti i parcheggi perché, fare la pista ciclabile, sarebbe stato pericoloso peri ciclisti (sì, sì, avete letto bene: la pista ciclabile sarebbe stata pericolosa per i ciclisti). A questo punto non vorremmo che ci raccontassero che i parcheggi sono stati cancellati perché sono pericolosi per le auto, non si sa mai, i nostri Amministratori non difettano certo di fantasia.
Nell’attesa che arrivi un’improbabile risposta, noi apriamo un concorso a cui possono partecipare tutti i cittadini. La risposta più convincente alla domanda sarà pubblicata in uno dei prossimi numeri del nostro notiziario.
Che, niente, niente, lo scopo di tutto questo lavorio sia solo quello di permettere al sindaco di parcheggiare in strada senza beccarsi la contravvenzione ?

Nel frattempo noi cittadini, paghiamo il conto delle linee dipinte, cancellate, ridipinte, ricancellate e “riridipinte”.
Un’ultima raccomandazione: che a nessuno venga in mente di chiedere perché queste spese non le paghi il sindaco di tasca sua. Su questo punto LUI ci ha già risposto in modo “scalfarianamente” netto e chiaro nel Dicembre 2001: questo “… è un gioco a cui io (sindaco) non ci sto”. (v. Notiziario Gen. 2001)

 


 

 

AVVISO ALLA POPOLAZIONE:

NON TUTTI I MENDICANTI SONO BISOGNOSI …...

 

Davanti alla COOP di Roveredo staziona sovente un extracomunitario romeno di circa 40 anni che, con voce e sorriso melenso, chiede la carità dicendo di avere fame. Molte signore, soprattutto anziane, si fanno commuovere e gli lasciano qualche spicciolo. Questo stesso signore lo si trova molto spesso anche davanti all’Iperstanda di Sant’ Antonio, al Continente di Portogruaro e ad altri grandi magazzini; è, infatti, un grande esperto di supermarkets, di orari di affluenza, di grado di generosità dei clienti, ecc., potrebbe tranquillamente tenere una lezione universitaria di marketing sull’argomento.
Su questa persona che, se avesse effettivamente fame potrebbe andare tranquillamente a lavorare in fabbrica, noi abbiamo svolto una piccola indagine e da fonti attendibili e ben informate abbiamo appreso quanto segue.
Questo signore, dopo essere fallito in una piccola attività industriale in Romania, è venuto in Italia senza permesso di soggiorno e, in breve ha compreso che per fare i soldi non è necessario lavorare, basta chiedere la carità agli italiani, che, notoriamente di buon cuore, sono sempre generosi. In pochi anni questo individuo è riuscito a comperarsi una Mercedes con cui si reca al “lavoro” e ad acquistare sette appartamenti in Italia, se poi ne possieda altri in Romania noi non lo sappiamo.
Avendo scoperto queste cose ci sembrava giusto informare la popolazione, anche perché, spesso le signore anziane che gli fanno la carità, sono molto più povere di lui.

Roveredo ha un Assessore alla Sicurezza, il vicesindaco, che, dopo aver lanciato la famosa operazione FALENA (= multe agli automobilisti) spacciandola sui giornali per un intervento di sicurezza, potrebbe magari indagare se le informazioni in nostro possesso corrispondono al vero e, se non lo vuole fare con i nostri vigili ,può sempre informare i carabinieri, facendo finalmente qualcosa a tutela della sicurezza dei cittadini (in questo caso salvaguardando la buona fede ed il portafoglio dei nostri pensionati).

Coraggio Assessore, ponga fine alla siesta ed agisca.

 


 

 

I RANDAGI DI ROVEREDO

 

Ci costano 27 milioni all’anno e non sappiamo neanche se sono vivi

 

Coloro che negli ultimi 6-7 mesi hanno seguito sulla stampa locale la vicenda dei cani di Porcia, conosceranno bene la faccenda; in pratica il Comune di Porcia aveva affidato ad un canile convenzionato ca. 40 cani randagi per cui pagava una retta annua di una quarantina di milioni. Un bel giorno un consigliere comunale si sogna di fare una verifica e scopre che i cani ancora vivi e presenti nel canile sono solo 20, mentre il Comune paga per quaranta cani. Il resto è cronaca.
Ammaestrati dalla vicenda di Porcia, noi eravamo convinti che anche il nostro Comune avrebbe fatto una verifica sullo status quo, per poi riferire alla popolazione. Abbiamo atteso alcuni mesi, ma l’Amministrazione Comunale di fare verifiche proprio non aveva alcuna intenzione. Memori del noto proverbio che “se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto”, il DELFINO presenta un’interpellanza il 14 marzo 2002 per conoscere la situazione di Roveredo.

 

Con molta fatica e dopo molto tempo veniamo a sapere che anche il nostro Comune ha 21 cani in affidamento nello stesso canile di Porcia e, che per questi cani paghiamo una retta annua di
27.560.790 lire (anno 2001) ,

Cioè 1.312.418 lire all’anno per ogni cane.

 

Scopriamo inoltre che nei 4 anni 1998-2001 il Comune di Roveredo ha pagato per il mantenimento dei randagi un totale di 71.896.204 lire (prima della nostra richiesta nessuno in Comune sapeva quanto avevamo speso negli ultimi anni). Saranno anche noccioline, ma sempre belle e pesanti noccioline sono.
Chiediamo quindi all’Amministrazione di sapere se tutti i 21 cani sono ancora vivi, e se paghiamo per dei cani esistenti o per dei cani fantasma.

L’Amministrazione naturalmente non sa niente, infatti il 19 marzo 2002 ( 5 giorni dopo la nostra interpellanza) chiede all’ASL di verificare se i cani esistono ancora e di riferire sulle loro condizioni igieniche.
Il 18 aprile 2002 l’ASL risponde che, a parte zecche e topi, tutti i cani del canile stanno bene, ma che per verificare quanti siano i cani di Roveredo deve essere coadiuvata da personale del nostro Comune.

Conclusione, ad oggi, noi non sappiamo se i nostri 21 cani esistono ancora o se, come nel caso di Porcia, si sono dimezzati e noi continuiamo a pagare inutilmente 13-14 milioni all’anno per cani morti o affidati a privati (quando si dice efficienza amministrativa!). Chissà perché anche il nostro Comune non ha fatto come Porcia ed ha mandato un proprio incaricato a fare un sopralluogo e verificare quanti cani ancora esistono. Passi che nessuno se ne sia mai occupato fino ad oggi, d’altra parte questa Amministrazione essendo molto impegnata a far costruire condomini e ad aprire nuove lottizzazioni non ha molto tempo per simili bazzecole, ma dopo che lo scandalo di Porcia è scoppiato anche un bambino avrebbe capito che era giunto il momento di occuparsene.

Qualcuno obietterà che, alla fin fine, si tratta solo di alcune decine di milioni, ma a parte il fatto che una buona Amministrazione si dovrebbe occupare anche di qualche decina di lire, trattandosi di soldi pubblici e non privati, non è sicuramente corretto che si paghi per un servizio che forse non esiste e per il quale comunque non è mai stata fatta alcuna verifica.

Per finire in bellezza, nella nostra interpellanza avevamo inoltre chiesto se l’Amministrazione non ritenesse opportuno incentivare con misure economiche l’adozione di questi cani da parte di privati: (si potrebbe ad esempio concedere un bonus di 500.000 lire a chi adotta per sempre uno dei nostri cani randagi).
Con misure di questo genere si potrebbe migliorare la situazione del cane (meglio con una famiglia che non in un canile) e nello stesso tempo risparmiare già il primo anno 800.000 lire per cane e 1.300.000 lire per gli anni successivi.
Di gente disponibile ad adottare cani ce ne sono sempre dappertutto e le cronache giornalistiche e televisive sono piene di queste storie, senza contare che provare non costa nulla.
Era una proposta per usare in modo più intelligente i soldi di tutti, dando magari qualche servizio in più agli anziani invece che ai randagi, che magari non esistono neanche più.

Per completezza vi diamo la risposta della nostra Amministrazione a questo suggerimento:

 

“….si comunica che tali iniziative non sono ritenute risolutive del problema ….”.
IPSE DIXIT.

 


 

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